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Cosa sono i rifiuti pericolosi e non pericolosi

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Cosa sono i rifiuti pericolosi e non pericolosi

 

Nel contesto della gestione dei rifiuti, una distinzione fondamentale è quella tra rifiuti pericolosi e non pericolosi. Questa classificazione è prevista dalla normativa europea e italiana ed è essenziale per determinare le modalità di raccolta, trasporto, stoccaggio e smaltimento.

I rifiuti pericolosi sono quelli che contengono sostanze o componenti in grado di nuocere alla salute umana o all’ambiente. Sono identificati da codici CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti) con un asterisco (*), che indica la pericolosità. Esempi di rifiuti pericolosi includono: solventi, oli esausti, batterie al piombo, vernici contenenti solventi, rifiuti sanitari infettivi, reagenti di laboratorio, pesticidi e rifiuti contenenti amianto.

I rifiuti non pericolosi, invece, sono tutti quei materiali di scarto che non presentano rischi specifici per la salute o per l’ambiente. Anche questi sono identificati da codici CER, ma senza asterisco. Esempi tipici sono: carta, cartone, plastica, legno non trattato, metalli, vetro, rifiuti organici e rifiuti da costruzione e demolizione non contaminati.

È importante sottolineare che la classificazione dipende non solo dalla natura del materiale, ma anche dalle sue caratteristiche chimico-fisiche e dalla presenza di sostanze pericolose al di sopra di determinate soglie.

Quali rifiuti sono soggetti al trasporto in ADR

L’ADR (Accordo europeo relativo al trasporto internazionale di merci pericolose su strada) regola il trasporto dei rifiuti pericolosi che rientrano nelle classi di pericolo definite dall’accordo stesso. Non tutti i rifiuti pericolosi sono soggetti a trasporto in ADR, ma solo quelli che, oltre ad essere pericolosi ai sensi del CER, possiedono anche le caratteristiche chimico-fisiche tali da rientrare in una o più classi ADR.

Esempi di rifiuti soggetti a trasporto in ADR includono:

  • solventi infiammabili (classe 3),
  • acidi e basi forti (classe 8),
  • bombole di gas (classe 2),
  • rifiuti tossici (classe 6.1),
  • rifiuti infettivi (classe 6.2),
  • rifiuti che possono reagire spontaneamente o che producono gas infiammabili a contatto con l’acqua (classe 4.3).

In questi casi, il trasporto deve essere effettuato da mezzi idonei, da personale formato e con la documentazione ADR prevista (etichettatura, schede di sicurezza, istruzioni scritte, ecc.).

Quanto si può trasportare senza ADR

In alcuni casi specifici, la normativa ADR consente deroghe al trasporto completo secondo ADR. Questo è il caso del trasporto in esenzione parziale o totale, che si applica quando:

  1. le quantità per unità di trasporto (mezzo) non superano i limiti stabiliti nella tabella 1.1.3.6.3 dell’ADR;
  2. il rifiuto pericoloso è classificato come “quantità limitata” (LQ) o quantità esente (EQ), in base alla pericolosità e al tipo di contenitore.

In particolare, nel caso dell’esenzione parziale, se si rispettano i limiti quantitativi giornalieri per classe di pericolo (ad esempio 333 litri per rifiuti infiammabili classe 3), non è necessario applicare l’intero pacchetto ADR (come avere a bordo le istruzioni scritte o il kit di emergenza), ma solo alcune precauzioni minime.

Inoltre, per chi trasporta rifiuti in quantità inferiori a 1.000 punti ADR (secondo un sistema di calcolo previsto dall’accordo), non è richiesta la patente ADR per il conducente, anche se restano comunque obbligatorie alcune misure di sicurezza e la corretta etichettatura dei colli.

È quindi possibile effettuare il trasporto di piccoli quantitativi di rifiuti pericolosi senza ADR, a patto di conoscere bene le soglie, la classificazione corretta dei rifiuti e la normativa vigente. In caso di dubbio, è sempre consigliabile rivolgersi a un consulente ADR certificato.

 

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